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Paragrafo 5 .  La lotta per le investiture.

     
L'ascesa  al soglio pontificio di Ildebrando di Soana, che assunse  il
nome  di Gregorio settimo (1073-1085), inaspr la lotta latente fra  i
due  poteri:  il  papa  pass decisamente  all'offensiva  e  cerc  di
capovolgere   un   rapporto  di  forza  fino  ad   allora   favorevole
all'imperatore.
     Ildebrando  di  Soana,  che  si era  formato  spiritualmente  nei
monasteri cluniacensi, rappresentava nella corte pontificia una figura
di spicco tra i
     
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     riformatori,  ricoprendovi la carica di consigliere papale.  Dopo
la  sua  elezione, egli fece conoscere il proprio pensiero  attraverso
una  serie  di  scritti  conosciuta come  Dictatus  Papae:  in  questa
raccolta,  che  non aveva comunque un valore ufficiale,  si  affermava
l'assoluto  primato papale non soltanto nei confronti dei vescovi,  ma
anche  dell'imperatore.  Il  pontefice poteva  insediare,  spostare  e
destituire  a  suo piacimento i primi, poteva addirittura  deporre  il
secondo,  i  cui  sudditi, inoltre, potevano essere  sciolti  da  ogni
vincolo  di  fedelt nei suoi riguardi in caso di una sua inadempienza
verso la Chiesa.
     Si  introduceva  insomma  una  nuova  concezione,  monarchica  ed
universale  del potere papale, che mirava ad esercitare  non  solo  un
dominio  assoluto sulla gerarchia della Chiesa, ma anche  un  notevole
controllo sull'istituzione imperiale.
     Il  nuovo papa mise in pratica le sue direttive religiose con  un
decreto,  emesso  nel  1075,  che vietava  per  sempre  ogni  tipo  di
investitura  di  autorit  da  parte dei  laici  nei  confronti  degli
ecclesiastici.  Durissima fu la reazione del  giovane  imperatore  del
Sacro  Romano  Impero, Enrico quarto (1056-1106): consapevole  che  la
perdita  del controllo sui quaranta potenti vescovadi tedeschi avrebbe
comportato  un  declino  irreversibile della sua  autorit,  nel  1076
convoc a concilio, presso Worms, un sinodo di vescovi germanici, che,
accusato il papa di aver fomentato disordine politico nell'impero,  lo
dichiararono  decaduto. A sua volta il papa lanci  la  sua  scomunica
contro  Enrico  quarto:  il  che significava,  inoltre,  sciogliere  i
sudditi  dal  vincolo di fedelt all'imperatore. Di questa  situazione
approfittarono  i grandi feudatari tedeschi ed italiani,  insofferenti
nei confronti dell'autorit imperiale, e da tempo decisi a ribellarsi;
Enrico  IVallora,  per  arginare una crisi che avrebbe  potuto  essere
fatale al suo regno, decise di chiedere perdono al papa, accettando di
umiliarsi  (1077) davanti a lui nel castello appenninico  di  Canossa.
Ottenuto  il  perdono,  e  rientrato cos nel  novero  dei  cristiani,
l'imperatore riprese l'offensiva nei confronti del papa e  dei  propri
avversari, che intanto avevano eletto un anti-re. Dopo aver  sconfitto
i  grandi  feudatari,  egli si volse in armi contro  la  stessa  Roma.
Soltanto  l'intervento  dei normanni, alleati del  papato,  imped  la
cattura  di Gregorio settimo, che tuttavia dovette fuggire, e mor  in
esilio a Salerno.
     La  vittoria  di Enrico quarto non rappresent la fine  del  duro
scontro  che  aveva  opposto  papato  ed  impero.  Pi  di  una  volta
l'imperatore  discese in Italia per regolare i conti  con  le  fazioni
contrarie  e riaffermare la propria superiorit politica e  religiosa,
ma  non  vi  riusc.  L'antipapa da lui insediato a  Roma  fu  infatti
scacciato dal pontefice legittimo, Urbano secondo (1088-1099);  questi
inoltre,  gi monaco cluniacense e collaboratore di Gregorio  settimo,
dopo  aver bandito, nel 1096, la prima crociata contro i turchi,  vide
accresciuto notevolmente il proprio prestigio, e pot cos  continuare
l'opera riformatrice.
     In  seguito fu avviata dalle due parti, una lenta e sottile opera
di  compromesso,  che coinvolse anche altre potenze, come  Francia  ed
Inghilterra.    La   mediazione   fu   favorita   dalla   destituzione
dell'imperatore  da parte del figlio, Enrico quinto (1106-1125),  che,
pur  non  volendo rinunciare alle prerogative imperiali nei  confronti
degli ecclesiastici, si mostr favorevole alla riforma della Chiesa.
     Il   lungo   braccio   di  ferro  tra  i  fautori   dell'assoluta
indipendenza   del   papato  dal  potere  laico   e   la   controparte
filoimperiale si concluse nel 1122 con un accordo passato alla  storia
come concordato di Worms:  esso sanciva da
     
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     una  parte  il  pieno  diritto della Chiesa ad  eleggere  i  suoi
prelati,  facendo salvo il principio della sua completa  autonomia  in
ambito  pastorale;  dall'altra,  per,  permetteva  all'imperatore  di
concedere  benefici, e perci autorit politica, agli ecclesiastici  -
in  Germania  prima della consacrazione religiosa -, che erano  dunque
nuovamente coinvolti nell'ambito del sistema feudale.
     Le  istanze  pi  radicali  della riforma,  che  miravano  ad  un
ritorno  alla  purezza della Chiesa primitiva ed  alla  pratica  della
povert,  furono  cos messe da parte, e restarono  appannaggio  degli
spiriti  religiosi pi nobili e delle sette ereticali come quelle  dei
ctari e dei valdesi (vedi capitolo Cinque, paragrafo 2).
